Tappeti Orientali

tappeti orientali - Qum Seta Tappeto

Nel mondo occidentale i tappeti orientali vengono considerati ormai da secoli oggetti preziosi e confortevoli con cui arredare gli ambienti domestici. In molti Paesi orientali, invece, sono i privilegiati interpreti di messaggi ben più complessi, che nella loro globalità raccontano la storia dei popoli che li hanno tessuti e illuminano su alcuni dei più riposti e significativi aspetti della loro cultura.

Da che cosa è scaturito un legame tanto complesso che, valicando i netti confini esistenti tra l'uomo e le creazioni nate dalla sua inventiva, fa del tappeto un oggetto davvero eccezionale, percependolo nelle sue valenze ora artistiche, ora affettive, ora religiose, ora pragmatiche? Due sono i fattori che lo hanno maggiormente determinato: le origini nomadi di tanti popoli mediorientali, ai quali con ogni probabilità si deve l'arte dell'annodatura, e la loro successiva conversione al credo islamico.

I POPOLI NOMADI

Come tuttora testimoniano le tradizioni di alcuni gruppi itineranti dell'Asia, presso le popolazioni non stanziali il tappeto è da sempre un indispensabile oggetto d'uso, nonché l'espressione più alta e complessa della cultura e dell'arte. Fin dai tempi più remoti, i nomadi utilizzavano manufatti annodati per costruire la tenda e per fabbricare quasi tutti gli oggetti necessari alla vita quotidiana: sacche in cui riporre alimenti e utensili, stuoie, selle e altro ancora. Bene fondamentale e polifunzionale, il tappeto diventò il depositario di valori complessi. Sul suo vello i nomadi rappresentavano i simboli dei clan di appartenenza e i momenti significativi della propria storia, ma non solo: davano anche espressione alla loro creatività, volta a celebrare con colorati e molteplici decori l'esaltazione di una natura rigogliosa e variopinta, tanto più agognata e idealizzata presso genti destinate a vivere in terre aride e desertiche.

LA RELIGIONE ISLAMICA

La successiva diffusione dell'Islamismo conferì al tappeto d'Oriente quel valore mistico che ben presto, sia nei decori sia nelle funzioni pratiche, divenne uno dei suoi attributi essenziali. Maneggevole e facile da trasportare, si rivelò quanto mai adatto a soddisfare il precetto coranico che invita i fedeli al rito delle frequenti preghiere quotidiane, da recitarsi prostrati verso la Mecca e ben isolati dal suolo impuro. Per tale funzione rituale il tappeto iniziò ad essere percepito come luogo delimitante uno spazio sacro e, fin dalle origini, venne decorato con disegni la cui simbologia si richiamava spesso al credo musulmano. A tale proposito basti ricordare i famosi impianti a preghiera, che rappresentano il profilo del mehrab, la nicchia delle moschee verso la quale ci si prostra durante le orazioni.

L'influenza della mistica islamica, solitamente improntata ad un rigoroso aniconismo (divieto di riprodurre immagini), fu inoltre determinante nella realizzazione astratta dei decori, accentuando ancora di più la loro valenza di segni eminentemente simbolici che, sfuggendo a una rappresentazione di tipo realistico, conferiscono ai disegni significati criptici e complessi. Una volta decodificati, questi disegni permettono dì cogliere tanti aspetti della spiritualità, della storia e della cultura dei popoli d'Oriente.

TAPPETI E VITA SOCIALE

Per tutti questi motivi, in parecchie zone dell'Asia i manufatti annodati possiedono ancora oggi valori particolari; sembra quasi che nel rapporto eon tali oggetti si voglia esprimere una sorta di legame che lega i tappeti alla vita degli individui o dei gruppi che li creano. Presso alcune popolazioni dell'Iran, ad esempio, il momento del fidanzamento di una coppia è ufficialmente sancito dalla costituzione di una dote formata da tappeti, poiché tali manufatti sono ritenuti il bene fondante da cui partire per la formazione di una nuova famiglia. Alcuni gruppi turcomanni della Persia interrompono l'esecuzione di un tappeto se muore un congiunto e l'esemplare lasciato incompiuto rimarrà per sempre l'immagine tangibile del triste evento..

A tal proposito risulta particolarmente significativo ricordare la scelta fatta dai famosissimo ballerino Rudolf Nurejev, d'origine caucasica. La sua tomba, al cimitero russo di Parigi, è interamente ricoperta da un tappeto realizzato in maiolica: il grande artista ha voluto consacrare il suo ricordo attraverso l'oggetto che per un orientale meglio esprime l'identità di appartenenza alla propria cultura.

Nella stessa disposizione dei tappeti all'interno delle case persiane si possono trovare significativi retaggi che ricordano il remoto passato nomade delle popolazioni dell'Iran, dal momento che si tende tuttora a seguire la precisa distribuzione che i manufatti dovevano avere sul suolo delle tende. Il loro ruolo eminentemente mistico, inoltre, è confermato dal fatto che su di essi si riunisce in preghiera l'intera famiglia durante la giornata. Al centro spicca un esemplare di grandi dimensioni, talvolta anche di 12 metri quadrati, detto mian farsh o ghali, affiancato ai lati da due tappeti identici nei decori, detti kenareh, dalla caratteristica forma allungata e noti in Occidente con il nome di passatoie.

La composizione culmina con un altro manufatto di forma stretta e allungata, denominato kalleghi, che funge da testata.