Le materie prime dei tappeti orientali

LA LANA

La lana ovina è indubbiamente la materia prima più utilizzata per realizzare manufatti annodati. Saperla scegliere e lavorare risulta importantissimo perché la qualità del filato incide sulla morbidezza e sulla resistenza del tappeto ed è determinante anche per far risaltare la lucentezza dei colori e i particolari dei disegni. Per questo non sono di gran pregio i manufatti realizzati con lana di capra e di cammello, piuttosto ruvidi e poco luminosi.
Non tutte le pecore offrono materie prime di qualità; solo alcune razze, infatti, si distinguono per il loro vello particolarmente morbido e adatto ad assorbire il colore, soprattutto se si allevano gli animali curando la loro alimentazione. è sempre preferibile utilizzare ovini con un vello non troppo arricciato, perché per allisciare i filati è spesso necessario trattarli con sostanze artificiali che possono alterare la loro resistenza. è importante inoltre effettuare la tosatura in precisi momenti dell'anno: meglio in primavera o alla fine dell'estate, ricordando che la lana più pregiata si ricava dalla spalla, dal sottogola e dal dorso. Il vello degli agnellini di 8-12 mesi fornisce una materia prima di ottima qualità, con una consistenza quasi serica. La lana tabbakhi, ricavata da pecore già macellate, è invece decisamente scadente e viene utilizzata per tappeti di scarso pregio. La si ottiene immergendo le pelli in sostanze chimiche a base di soda caustica e fornisce un prodotto duro e piuttosto refrattario alla colorazione.
Una volta tosata, la lana viene sottoposta al lavaggio, necessario per togliere tutte le impurità e per sgrassarla. Gli artigiani più esperti sanno però che il trattamento non deve essere troppo radicale, perché una giusta percentuale di grasso rende i filati particolarmente morbidi. Se il vello non è eccessivamente sporco, basta immergerlo in quattro o cinque bagni di acqua a 25-40 C; altrimenti è necessario ricorrere all'uso di blandi detergenti, quali la saponaria, la soda (carbonato di sodio) o una particolare sostanza estratta dalle foglie di corbezzolo. Solo con fibre particolarmente sporche si deve ricorrere a trattamenti sgrassanti molto radicali, servendosi di acido carbonico e di soda caustica.
Una volta lavata, la lana viene asciugata con cura, possibilmente tramite esposizione al sole per renderla più vaporosa, quindi cardata e filata. Nelle manifatture contemporanee è molto facile che quest'ultima operazione sia compiuta meccanicamente, anche se la filatura a mano è ancora la migliore in quanto consente di eliminare ogni irregolarità della fibra, rendendola molto compatta e adatta a ogni tipo di lavorazione. L'analisi della modalità di filatura della lana permette talvolta d'identificare la zona di provenienza di un tappeto; nell'Africa settentrionale, ad esempio, la torsione ha sempre un senso antiorario (a "S"), mentre il senso orario (a "Z") è più utilizzato in Asia. Inoltre è possibile riconoscere anche la città in cui un esemplare è stato realizzato, analizzando il numero dei fili a "S" e a "Z" ritorti insieme.


LA SETA

tappeti in seta vengono notoriamente classificati tra gli esemplari più pregiati. Tale fama è sicuramente meritata, poiché le fibre seriche sono in grado di conferire ai manufatti una lucentezza davvero unica, rendendo cangianti i colori e nitidi i disegni. Sono inoltre molto resistenti alla trazione e per questo adatte a realizzare orditi con una buona tenuta, impreziositi poi da nodi fitti e piccolissimi, che solo la seta permette di eseguire.
Già nelle antiche manifatture questo materiale era utilizzato per realizzare gli esemplari di maggior pregio e la tradizione continua anche oggi, anche perché solo esperti annodatori sono capaci dì non sprecare eccessive quantità del prezioso materiale nella fase della lavorazione. Tra gli esemplari in seta tuttora più pregiati, vanno ricordati i Qum, gli Isfahan e i Kashan persiani e gli Hereke turchi.
Purtroppo sui mercati occidentali sono proprio i tappeti in seta que scelti per commettere colossali truffe ai danni degli acquirenti esperti. La fibra naturale, infatti, viene spesso sostituita da quella sintetica del rayon, da scadenti cascami trattati chimicamente o da cotone mercerizzato, tutti materiali che a prima vista sembrano lucenti come la seta e per questo non facilmente identificabili. Orientarsi perciò non è sempre facile, anche se è bene ricordare che i tappeti in seta artificiale hanno sempre una consistenza rigida e pesante. Se l'identificazione del materiale rimane ancora dubbia, si può bruciare un filo del vello o della frangia, poiché con la combustione le fibre artificiali emanano un odore pungente e intenso. La seta pura si ricava dal bozzolo del bombice del gelso (Bombyx mori), detto comunemente baco da seta. In esso l'animaletto si avvolge nel momento della metamorfosi che lo farà diventare crisalide e poi farfalla. Gli allevatori nutrono i bachi con gelsi di ottima qualità, poiché la loro alimentazione è determinante per ottenere un filato pregiato. Non appena formati, i bozzoli vengono essiccati per far morire le crisalidi, quindi immersi in bagni di acqua calda per liberarli da ogni impurità. Ogni bozzolo è poi svolto in fili che vengono successivamente ritorti insieme; per la realizzazione dei tappeti solitamente si utilizzano filati con 7-9 fibre.
Uno degli aspetti che rende la seta così preziosa è l'elevata percentuale di scarto in fase di lavorazione: da sette chili di bozzoli si ottiene non più di un chilo di seta pura.

COTONE, CANAPA E IUTA

Materia prima d'origine vegetale, il cotone viene ricavato trattando la peluria cellulosica che avvolge i semi di Hybiscus gossypium. Grazie alla sua resistenza risulta quanto mai adatto per realizzare l'armatura dei tappeti, cioè l'ordito e la trama, mentre non lo è altrettanto per il vello perché a contatto con l'umidità tende ad arricciarsi. Inoltre non assorbe con efficacia il colore, per cui è meglio utilizzarlo nella sua tinta naturale, un bel bianco luminoso, particolarmente suggestivo nella produzione di kilim.
Gli esemplari dalla struttura realizzata in cotone sono piuttosto pesanti e rigidi, con una consistenza ben diversa da quelli con armatura in lana e in seta. è di quest'ultimo secolo l'utilizzazione del cotone mercerizzato, dalla lucentezza molto simile a quella della seta e per questo sfruttato anche per l'annodatura.
Un'altra fibra vegetale a cui si ricorre per realizzare tappeti di scarsa qualità è quella fornita dal fusto di Cannabis sativa, da cui si ricava la canapa.
Per poter essere filata va sottoposta a un processo industriale di cotonizzazione, che ne allunga le fibre. Questo materiale è adatto solo per l'orditura.
Si cotonizza anche la iuta, benché in tal modo si ottenga un filato di scarsissima qualità, che si rivela per di più poco resistente alla trazione. Manufatti d'infimo livello possono anche avere il vello realizzato con fili di iuta e di lana ritorti insieme.