Il significato dei simboli

Disegni dei tappeti d'Oriente costituiscono indubbiamente uno degli aspetti artistici più accattivanti, in grado di catturare l'attenzione di ogni osservatore. è impossibile non essere attratti dalle volute dei decori floreali, che spesso si susseguono con una minuzia calligrafica davvero sorprendente, o dal rigore e dall'austera ripetizione di motivi geometrici, con il loro profilo spigoloso e ordinato. Tuttavia l'analisi dei decori, se vuole essere veramente esaustiva, non deve accontentarsi di un giudizio estetico perché molti disegni non hanno semplicemente una funzione ornamentale, ma rappresentano simboli di antichissima origine che esprimono interessanti concetti legati alla storia, alle religioni e alla cultura dei popoli d'Oriente, anche se talvolta ai giorni nostri chi li riproduce non conosce più il loro profondo e autorevole messaggio.

IL MONDO ANIMALE

Spesso i simboli derivano da retaggi risalenti a culti pagani naturalistici e zoomorfi, per cui assumono poteri magici, apotropaici (cioè capaci di allontanare gli influssi maligni) o propiziatori. Nel patrimonio iconografico persiano molti decori si rifanno al Mazdeismo, la religione tendenzialmente monoteista fondata intorno al VI secolo a.C. da Zoroastro (o Zarathustra) e poi rimasta per secoli il culto ufficiale di tutto l'Impero Persiano fino all'avvento dell'Islam. Deriva proprio da tale credo la ricorrente rappresentazione di uccelli, che erano l'emblema di Ahura Mazda, il dio principio del bene. La loro sacralità scaturiva dal fatto che questi animali, capaci di spiccare alti voli, erano considerati veri e propri intermediari tra cielo e terra, tra umano e divino. Inoltre svolgevano una preziosa azione per la sopravvivenza della comunità, essenzialmente dedita all'agricoltura, poiché eliminavano gli animali (topi, formiche, scorpioni) che insidiavano i raccolti.
Tra gli uccelli più rappresentati troviamo l'aquila (sopra), emblema di potenza e di regalità: i suoi poteri apotropaici sono ulteriormente accentuati nel disegno dell'aquila bicipite, uno dei simboli più frequenti sui tappeti caucasici. Il rapace acquista poi una funzione amuletica particolarmente accentuata se porta nel becco una perla o dei pendenti a mezzaluna. Anche il maestoso pavone (sotto) ha sempre esercitato un fascino particolare sull'immaginario collettivo grazie al suo superbo piumaggio, ritenuto quanto mai adatto sia per celebrare il culto del sole, sia per proteggere dal maleficio grazie al particolare disegno delle penne che sembra rappresentare degli occhi. La sua importanza simbolica è ribadita dalla predicazione islamica, secondo la quale il grande profeta Maometto prima della creazione era un'entità di luce splendente con le sembianze del pavone.
Il simbolo del gallo, che occupa un posto di tutto rispetto nel patrimonio iconografico dell'Oriente, è anch'esso di derivazione mazdeista: nel culto fondato da Zoroastro rappresentava il risveglio delle passioni e della vita. All'animale venivano inoltre attribuiti influssi talismanici, in quanto assiduo cacciatore d'insetti dannosi per l'agricoltura.
Non mancano gli uccelli mitici, come il favoloso Simorgh, ampiamente celebrato anche nella letteratura persiana. In grado, come la fenice, di risorgere dalle proprie ceneri, era simbolo d'immortalità.
In considerazione dei loro poteri eccezionali, su molti tappeti gli uccelli vengono rappresentati uno di seguito all'altro soprattutto lungo la bordura principale, per costituire una specie di catena protettiva che delimita uno spazio benefico, entro cui l'individuo è protetto da ogni influsso maligno.
Ricorrono con una certa frequenza anche gli animali con le corna, soprattutto l'ariete, che richiamano le antiche origini pastorali di tanti popoli asiatici. Sono emblemi beneaguranti poiché simboleggiano l'arrivo della tanto desiderata pioggia. Non sempre è possibile riprodurre sui tappeti il profilo dell'intero animale, anzi, per esigenze di annodatura, molto spesso lo si ritrae attraverso protomi, cioè dandone una rappresentazione parziale e molto geometrizzata che da sola sta a significare l'intero.
Per gli uccelli si scelgono le ali, il becco e gli artigli. Le corna, invece, rappresentano gli arieti e vengono spesso rappresentate con un simbolo a "S", molto utilizzato su manufatti anatolici, persiani e caucasici soprattutto per riempire le parti vuote del campo e lungo i bordi. Anche la figura del drago (sopra) viene stilizzata nello stesso modo.

IL MONDO VEGETALE

Nel patrimonio simbolico dei tappeti d'Oriente un grande spazio è riservato anche alla celebrazione del mondo vegetale, attraverso la frequente riproduzione dell'albero della vita (a sinistra). è facile comprendere l'importanza di- questo motivo se si considera che molti popoli asiatici secoli e secoli fa conducevano la loro esistenza nomade peregrinando in terre aride e desertiche, dove la presenza della vegetazione nelle rare oasi significava la possibilità di trovare la preziosissima acqua, elemento indispensabile per la sopravvivenza. Proprio da ciò è scaturita l'immagine che lega strettamente l'albero alla vita stessa, e ogni pianta viene concepita come un elemento in grado di collegare le tre parti principali che costituiscono l'universo: il sottosuolo, dominato da forze magiche, dove si insinuano le radici; la superficie della terra, regno degli uomini, dove il fusto cresce e si sviluppa; il cielo, luogo del divino, verso il quale si protendono le chiome.
L'idealizzazione di un'agognata natura rigogliosa passò successivamente alla predicazione islamica, che non a caso concepisce il paradiso come una sorta di lussureggiante Eden. Questa concezione incide profondamente sull'iconografia dei tappeti persiani detti a giardino, poiché riproducono fiori variopinti e alberi verdeggianti sui quali spesso si posano piumati uccelli solari beneaguranti.
Nei manufatti dall'insieme decorativo geometrico si preferisce rappresentare l'albero della vita attraverso il simbolo astratto dell'ancora, dal profilo simile a quello di una freccia.
Una variazione sullo stesso tema è rappresentata dall'emblema dell'albero vagh-vagh, molto ricorrente sia sui manufatti dell'età safavide che su quelli dell'India moghul. Dai suoi rami pendono teste con bocche spalancate che sembrano prorompere in urli per simboleggiare la forza vitalistica della natura.
Antichissimo è anche il motivo dell'albero affiancato da due uccelli che si fronteggiano, di cui abbiamo la prima famosa rappresentazione sul celebre tappeto di Marby (sopra), realizzato secondo accreditate ipotesi in Anatolia nel XV secolo. L'origine di tale emblema ancora una volta va ricercata nel culto mazdeista, e per questo fu molto riprodotto dall'arte sasanide. Nel disegno si vuole celebrare il rigoglio della vegetazione, poiché in questo caso gli uccelli corrispondono ad amuleti della pioggia che, portando l'acqua, rendono possibile la vita dell'albero.
Il successivo avvento dell'Islam riprese ed elaborò tale simbolo, trasformandolo nel decoro chiamato zellolsoltan, molto ricorrente in tanti tappeti floreali.
All'albero originale si sostituì un ricco vaso di fiori affiancato ai lati da due usignoli (a destra).
L'immagine conobbe poi una grande diffusione nel mondo orientale, al punto da ritornare anche come metafora in molti componimenti poetici persiani per celebrare il delicato amore tra un uomo e una donna, paragonati appunto ai fiori e all'usignolo.

IL MELOGRANO

è uno degli alberi più riprodotti sui tappeti orientali, e anche l'unico simbolo che ha conosciuto un'ampia diffusione in tutta l'Asia, tanto che lo si ritrova sia nell'iconografia islamica, sia in quella cinese. La sua origine, risalente almeno.al terzo millennio a.O, come dimostrano ritrovamenti archeologici a Susa e in Lorestan, va ricercata nei territori dell'antica Mesopotamia e del sud della Persia; successivamente giunse in Cina, forse attraverso la Via della seta. La mitizzazione simbolica del melograno nacque probabilmente dal fatto che la pianta richiede pochissima acqua e cresce su ogni tipo di terreno, quasi a costituire una specie di miracolo e di dono della natura in terre aride e brulle. Lo stesso frutto, con i suoi chicchi dolci e succulenti, sembra di per sé incarnare l'emblema della prosperità: non per niente divenne simbolo di ricchezza e fertilità. Molto diffuso e rappresentato nel periodo sasanide, utilizzato fra l'altro nel culto di Zoroastro anche come immagine del sole, in Persia il melograno divenne poi uno dei motivi più ricorrenti e amati dai Safavidi (a sinistra).
Con sorprendente frequenza essi lo fecero riprodurre sui loro celebri tappeti, come tuttora si può verificare osservando uno dei più famosi esemplari conservati al Victoria and Albert Museum di Londra, che con bizzarra innovazione riproduce il frutto spaccato, in cui si distinguono i chicchi colorati. L'idea conobbe un notevole successo, e un'ulteriore elaborazione di questa tipologia iconografica diede luogo al disegno denominato fiore a scacchiera, in cui i semi del frutto vengono rappresentati in modo piuttosto geometrico, come ordinate maglie ortogonali. I Safavidi fecero anche realizzare sui loro tappeti i fiori dell'albero e non a caso tale motivo è tuttora chiamato fiore shah abbasi dal nome di uno dei sovrani più importanti della potente dinastia.
Per portare variazioni a questo unico decoro si rappresentarono anche corolle a petali semichiusi, oppure si celebrò l'importanza dell'albero di melograno riproducendolo interamente, per far pendere dai suoi rami i saporiti e ricchi frutti.
La centralità di tale motivo simbolico, in tutte le sue forme rappresentative, è tuttora confermata nelle principali produzioni persiane. Insieme all'albero della vita, è indubbiamente il motivo d'origine vegetale più ricorrente sui tappeti di Kashan, Kirman, Tabriz, Isfahan.

SIMBOLI GEOMETRICI

Nella rappresentazione dei simboli a impianto geometrico molto ricorrente è la svastica, nota anche con il nome di croce uncinata. La sua origine si perde nella notte dei tempi e probabilmente risale alle antichissime popolazioni indoeuropee. Esse professavano una religione politeista e ponevano la residenza delle loro divinità benefiche in cielo, unico elemento immutabile nelle loro continue migrazioni nomadi. La svastica risale appunto alla loro religiosità urania, poiché è costituita da un centro dal quale si dipartono elementi a raggio con andamento a vortice. Nell'emblema potrebbe essere rappresentato il sole, attorniato dalle costellazioni o, secondo recenti ipotesi interpretative, stormi di uccelli riprodotti a protomi.
In area persiana dalla croce uncinata si elaborò successivamente il simbolo della stella a otto punte (a destra), che spesso sui tappeti funge da medaglione centrale per comunicare il concetto della centralità della volta celeste.

I NUMERI

Anche certe raffigurazioni simboliche legate al valore magico dei numeri hanno lasciato la loro testimonianza in alcuni aspetti iconografici dei tappeti orientali. Privilegiato è il quattro, emblema degli elementi originari (aria, acqua, terra e fuoco), delle stagioni, dei punti cardinali e delle settimane che si susseguono in un mese. La sua rappresentazione ha influenzato gli impianti di molti esemplari costituiti da un medaglione centrale e da quattro cantonali, ognuno dei quali è esattamente la quarta parte del medaglione che campeggia al centro. Questa forma di quadripartizione dello spazio (evidente nel gabbeh Qashqai a destra) trova la sua corrispondenza nell'antichissimo simbolo della luna sumera divisa in quattro spicchi che, uniti, compongono un intero.

SIMBOLI ISLAMICI

La diffusione dell'islamismo diede origine ad altri emblemi riprodotti sui tappeti. è il caso, ad esempio, della cosiddetta mano di Fatima (a sinistra), che con il numero delle sue dita ricorda i cinque precetti fondamentali della predicazione musulmana e i cinque principali personaggi dell'Islam: Maometto, Ali, Fatima, Hasan e Hosein. Anche il motivo cufico, molto utilizzato soprattutto per decorare le bordure dei tappeti anatolici, si presta a essere interpretato simbolicamente attraverso riferimenti religiosi, poiché riproduce in modo molto stilizzato i caratteri dell'antica grafia araba e diventa emblema dell'assoluto valore della parola di Allah. I Musulmani, infatti, attribuiscono un significato sacro alle singole lettere della scrittura perché il Corano insegna che Dio dettò ogni sura (capitolo) del testo sacro a Maometto, per cui ogni sillaba e ogni altra parte della grafia va considerata come diretta emanazione divina.
Sui tappeti, infine, si riproducono elementi architettonici e decorativi di origine islamica: ad esempio la nicchia, o mehrab (a destra), che nelle moschee è sempre posizionata verso la Mecca, e la lampada, sempre accesa nei luoghi di culto per indicare l'immortalità del divino. Dall'architettura deriva anche ii simbolo del tempio di fuoco, che rappresenta un tempio poligonale con ben 20 o 28 lati, secondo una complessa tipologia edilizia impiegata nella Persia sasanide di religione mazdeista e adottata anche in epoca islamica.
Ricorrente è infine l'ascia bipenne (a sinistra), cioè a doppio fendente, dal significato simbolico con valenza dualistica, poiché comunica la dicotomia del potere in grado al contempo di promuovere il bene e di distruggere.