Tipi di Tappeti

Tappeti Caucasici

Tappeti Caucaso

Vero e proprio ponte di congiungimento dell'Europa con l'Asia, il territorio istmico del Caucaso si estende fra il Mar Nero e il Mar Caspio. È impossibile inserire la sua realtà etnico-culturale in una precisa classificazione, anche perché nel corso dei secoli il Caucaso fu interessato dalle migrazioni continue di popoli e civiltà che, sovrapponendosi alle stirpi autoctone, resero quanto mai complesso il panorama razziale della zona, costituendo una realtà antropologica fra le più complesse del mondo, aspetto per altro confermato dalle numerosissime lingue che vi si parlano. La stessa configurazione geografica, caratterizzata dall'alternarsi di aspre catene montuose ed estese vallate, ha favorito insediamenti urbani rari e discontinui, che si affiancano a gruppi tuttora dediti al nomadismo o al seminomadismo.
Oggi i caucasici veri e propri si suddividono in una miriade di gruppi (Georgiani, Circassi, Ceceni, Lesghi e Avari per ricordarne alcuni), ma accanto a loro vivono etnie d'antica origine persiana, turca, armena, araba, ebrea, curda e mongola, che testimoniano i numerosi avvicendamenti storici a cui fu sottoposta la zona, dove si diffusero nel contempo il Cristianesimo, l'Islamismo e il Buddismo.
Nell'antichità il territorio conobbe l'unificazione nella prima metà del XIII secolo, quando venne assoggettato dai Mongoli e successivamente inglobato nell'impero di Tamerlano. Ma già agli inizi del Quattrocento si frantumò politicamente sotto l'incalzare di gruppi turcomanni; nel 1473 l'Armenia venne conquistata dagli Ottomani, mentre i Persiani della dinastia safavide si annettevano l'Azerbaigian (1504) e successivamente il Daghestan (1538). Nello stesso perìodo cominciò anche l'espansionismo russo che interessò le zone del nord e venne poi consolidato dallo zar Pietro il Grande, il quale nel XVIII secolo strappò ai Persiani le province conquistate.
Anche nell'Ottocento il governo russo continuò a occupare la zona, benché spesso dovette fronteggiare forti resistenze locali, poco inclini a cedere all'assoggettamento e alle relative campagne per la sedentarizzazione.
La caduta dell'Urss ha permesso a molte regioni del Caucaso di ritrovare la propria indipendenza, costituendo una realtà politica frammentata, che meglio rispecchia la storia e l'antropologia del territorio.
L'incredibile eterogeneità delle civiltà che si sono susseguite in Caucaso ha lasciato una tangibile testimonianza nei tappeti locali, che sotto molti aspetti si possono considerare una felice sintesi di culture differenti. Queste culture, in ugual modo, hanno concorso a caratterizzare alcune peculiarità dei tappeti, ora tecnico-esecutive, ora iconografiche.
L'arte dell'annodatura vanta nel territorio una storia antichissima, al punto che secondo alcune teorie potrebbe avere origine caucasica lo stesso tappeto di Pazyryk (vedi pagg. 11-13). I primi esemplari in nostro possesso risalgono però al XVII secolo e provengono dalla zona di Karabagh, al tempo dominata dai Persiani. Furono infatti i conquistatori safavidi a promuovere nel territorio la fondazione di prestigiose manifatture, alle quali commissionarono fastosi tappeti di corte. Grazie a ciò i tessitori locali poterono conoscere e affinare le più complesse tecniche d'annodatura, che conferirono ai loro capolavori un'eccellente qualità esecutiva, riscontrabile generalmente anche in manufatti di epoche successive. La tradizione manifatturiera fiorì anche presso i gruppi nomadi e nei villaggi, dove si realizzarono esemplari di rara bellezza decorativa, che tuttora incantano per il ioro spontaneo primitivismo e per l'equilibrato accordo di vivaci colori.

Tappeti Caucaso

I TAPPETI A DRAGO
Uno degli aspetti più affascinanti nell'iconografia degli antichi manufatti caucasici riguarda la loro particolare interpretazione e rielaborazione dì simboli importati dai diversi popoli che in passato si insediarono nel territorio.
Si iniziarono perciò a tessere numerosi tappeti a drago, che ripropongono un archetipo d'origine cinese, probabilmente portato in Caucaso durante l'invasione mongola.
II disegno del drago, dal significato talismanico e apotropaico, iniziò a essere rappresentato su prestigiosi tappeti di corte, annodati a partire dal XVII secolo nelle manifatture reali dell'Azerbaigian.
Da allora divenne uno dei motivi più riprodotti sui tappeti caucasici e continuò a essere rappresentato fino al XIX secolo, sebbene con il passar del tempo l'animale mitico abbia perso via via le sue connotazioni realistiche divenendo una forma sempre più astratta e talvolta praticamente irriconoscibile.
Tutti i manufatti a drago presentano delle analogie: sono generalmente ampi, dalla forma spesso allungata; hanno un'esuberante decorazione, contraddistinta da un impianto a maglie romboidali che rappresentano anche palmette, fiori, leoni 0 fenici. La bordura è invece più contenuta, spesso con la fascia principale a motivi floreali o a "S" rovesciate. L'esuberanza dei disegni è invece ulteriormente amplificata dai colori, che si sviluppano in forti contrasti fra le tinte chiare dei disegni e quelle scure degli sfondi.
I tappeti a drago testimoniano una sensibilità decorativa più impostata all'astrazione, ma accanto a questo modello la tradizione caucasica si è espressa anche attraverso forme più naturalistiche e floreali, che risentirono con evidenza dell'influenza safavide.
I più antichi esemplari di questo tipo, risalenti al XVII secolo, rappresentano negli impianti a griglia aggraziate palmette e piccoli medaglioni fioriti.
Nel corso del secolo successivo invece la decorazione floreale conobbe un'impostazione più mossa e ariosa, esprimendosi con decori a fiori sparsi qua e là sull'intero campo e i ricorrenti motivi sunburstàaì contorni fiammeggianti, per rappresentare il calice schiuso dei fiori.

Tappeti Caucaso

L'OTTOCENTO
Nel corso dell'Ottocento, se da una parte l'invasione russa impose il suo controllo su molte manifatture, costringendole a produrre discutibili tappeti floreali di gusto francese destinati all'esportazione, dall'altra si verificò nei villaggi una notevole espansione dei laboratori artigianali, dove si realizzarono alcuni splendidi esemplari, veri portabandiera della meritata fama dei tappeti caucasici. Le loro decorazioni sono talmente varie e originali da renderne impossibile la catalogazione. Sommariamente si possono distinguere gli impianti più ricorrenti in esemplari a medaglione centrale e altri con minuscoli disegni distribuiti sul campo con andamento infinito.
I motivi, dalle evidenti connotazioni simboliche, possono essere tanto geometrici quanto floreali e acquistano sempre un particolare risalto, grazie alla suggestione delle loro tinte vivaci, che ben sì accostano ai colori più freddi degli sfondi.
Anche le bordure si esprimono in un'infinità di decori: motivi geometrici, fasce di nuvole, caratteri cufici, disegni floreali talvolta naturalistici, talvolta molto stilizzati.

Tappeti Caucaso

IL NOVECENTO
I tappeti caucasici conobbero un'irreversibile decadenza nel corso del Novecento, contrassegnata da una vera e propria inflazione nell'uso di scadenti tinte sintetiche e da una progressiva perdita dei più originali decori, che vennero sostituiti con disegni d'imitazione persiana.
Fortunatamente, però, non è difficile trovare sul mercato alcuni degli splendidi manufatti ottocenteschi, veri pezzi da collezione, ambiti dai più raffinati intenditori di tappeti orientali.



Tappeti Caucasici



L'ARDUA OPERA DI CATALOGAZIONE

Chi si appresta a catalogare con esattezza il vasto patrimonio dei tappeti prodotti in Caucaso comprende ben presto che sta tentando di compiere un'opera che, con ogni probabilità, risulterà sempre imperfetta e impropria. Per decenni infatti i mercanti occidentali hanno voluto definire con una precisa nomenclatura la variegata produzione di questa zona, procedendo spesso, anche per motivi di comodità, a identificare determinate tipologie con precisi luoghi geografici, oppure omologando i motivi decorativi, per poi "etichettarli" con nomi, talvolta strani, talvolta scorretti. Ma i capolavori del Caucaso, territorio misterioso di cui neppure oggi conosciamo con precisione tutti gli aspetti geografici, non si prestano certo a un'identificazione precisa.
Tanti disegni, tanti impianti che sembrano caratteristici di una zona all'improvviso possono ricomparire in villaggi posti a centinaia di chilometri di distanza. Ciò si verifica con una certa frequenza fra i gruppi seminomadi, considerati fra i più abili annodatori di tappeti locali, poiché essi intrattengono complesse relazioni che spesso sfuggono a ogni possibile previsione e ricostruzione.
Indubbiamente non possiamo dimenticare gli ampi lavori di Lyatif Kerimov e di Ulrich Schùrmann, due studiosi che hanno tentato di fissare una ricca nomenclatura per i manufatti del territorio, dopo aver condotto ricerche serie e approfondite. Ma anche le loro opere non sono certamente prive di errori.
Non rimane dunque che procedere indicando alcune tipologie già ampiamente note alla tradizione, basandoci a nostra volta su una suddivisione dei tappeti caucasici che tenga in considerazione le similitudini stilìstiche, cromatiche e strutturali. Ricordando però che, se i nomi già di per sé possono a volte essere considerati delle semplici convenzioni, soprattutto nel caleidoscopico Caucaso vanno utilizzati con molta elasticità ed estrema cautela.