I Simboli Nei Tappeti Cinesi

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La Cina e il Tibet

tappeti cinese

Benché in Europa i tappeti cinesi vantino una certa notorietà, sostenuta fra l'altro da alcuni convinti estimatori, va ricordato che la tradizione del'annodatura non è mai stata una delle espressioni artistiche più diffuse e apprezzate in quest'immenso Paese.
La cultura locale, infatti, ha sempre conferito una priorità assoluta alla realizzazione di raffinate porcellane, di miniature e di lacche, anche perché queste espressioni artistiche si prestano efficacemente a esprimere la ricerca della perfezione attraverso una calligrafica e attentissima definizione delle forme, caratteristica che non può essere ottenuta con manufatti annodati.
Tanti altri aspetti hanno inoltre contribuito a conferire ai tappeti una posizione decisamente marginale. Innanzitutto la Cina non è una grande prò duttrice di lana; inoltre le religioni più diffuse (il Buddismo, il Confucianesimo e il Taoismo) non prevedono precetti che conferiscono ai tappeti importanti funzioni liturgiche, tipiche invece de mondo islamico. Non va infine dimenticato che nelle case locali i mobili sono indubbiamente gli arredi principali, per cui l'inserimento di manufatti annodati assume un valore decorativo di secondaria importanza.

tappeti cinese Solo nelle dimore dei secoli passati venivano talvolta utilizzati dei tappeti, che assolvevano a una precisa funzione poiché erano eseguiti per ricoprire il kang, una piattaforma in mattoni riscaldata, ritenuta un po' il cuore delle case, in quanto su di essa i Cinesi riposavano e ricevevano.
Per soddisfare tale uso si realizzarono grandi esemplari (1,50 x 2,40 oppure 1,80 x 3,00 m), che potevano in qualche caso raggiungere dimensioni veramente rilevanti (3,60 x 4,50 m) se erano destinati a ricoprire il kang di palazzi imperiali o delle residenze dei dignitari.

LA STORIA DEI TAPPETI CINESI
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Non è facile ricostruire la storia dei tappeti cinesi, soprattutto perché i rari frammenti di esemplari antichi risalgono solo al XVII secolo, ma da fonti pittoriche e letterarie sembra che l'arte dell'annodatura fosse praticata almeno dal XIV secolo.
Con ogni probabilità essa fu importata dai Mongoli, che dominarono il territorio dal 1279 al 1348, fondando la potente dinastia Yuan. Anche i Ming, che governarono la Cina dal 1368 al 1644, continuarono a incentivare la produzione di tappeti, ma furono i Ch'ing i veri mecenati di quest'arte, poiché proprio nel periodo del loro governo, che si protrasse fino alla proclamazione della Repubblica Popolare Cinese (1912), vennero realizzati i più splendidi capolavori locali, risalenti tutti al periodo compreso tra il XVIII e il XIX secolo.
Ma anche per la Cina le interferenze delle potenze occidentali, che divennero sempre più aggressive nel corso dell'Ottocento, costituirono un elemento destabilizzante nell'ambito delle locali tradizioni artistiche. La realizzazione dei manufatti annodati ne fu contaminata con effetti deleteri, soprattutto quando imprenditori inglesi e americani assunsero il monopolio del settore, stabilendo nelle zone di Tientsin e di Pechino i principali centri di produzione.
Da allora i manufatti cinesi sono decisamente scadenti nelle materie prime e nell'esecuzione tecnica. I disegni, inoltre, non sono altro che tentativi di imitazione dei decori della tradizione persiana.

CATALOGAZIONE DEI TAPPETI CINESI

In Cina la realizzazione di tappeti è in genere caratterizzata da una certa omogeneità, per cui risulta piuttosto approssimativo suddividerla in numerose manifatture contraddistinte da particolari caratteristiche del luogo.
Tuttavia, pur senza procedere secondo una classificazione troppo forzata, è possibile identificare alcuni centri di produzione che per tradizione, tecniche esecutive e cromatismi si differenziano fra di loro.
A questo proposito, solo per dovere d'informazione ricordiamo la grande città di Tientsin, dove proliferano grandi manifatture che realizzano i tanto noti, quanto discutibili, Aubusson cinesi, eseguiti seguendo i cartoni della omonima e gloriosa produzione francese del Settecento. Ma cosa si può dire sul valore artistico di questi manufatti, nati per imitare una produzione europea che, a sua volta, tentava di imitare gli splendidi esemplari orientali?

tappeti cinese I TAPPETI TIBETANI

Dal 1949 il Tibet è stato annesso ai territori della Repubblica Popolare Cinese, ma prima di quella data costituiva uno stato autonomo, governato da una comunità di monaci buddisti che nel Dalai Lama veneravano il dio-re scelto per reincarnazione.
La produzione locale di tappeti fior) nel corso dell'Ottocento proprio per soddisfare alcune funzioni liturgiche: si annodarono infatti numerosi tipi di manufatti destinati ai templi. Molto utilizzati erano i cosiddetti tappeti a colonna, con dimensioni oscillanti tra 0,60 x 0,80 metri e 1,80 x 3,60 metri, che venivano poi legati con robusti lacci ai fusti delle colonne dei luoghi di culto; diffusi anche i tappeti da meditazione, su cui i monaci si sedevano in preghiera, e anche le lunghe corsie da porsi sulle panche dei templi.
Si producevano inoltre manufatti per sellare o bardare gli animali da soma, spesso resi più resistenti da fodere in stoffa o in feltro; in tale ambito risultano particolarmente originali alcuni coprisella dalla curiosa forma a farfalla.
Gli antichi esemplari tibetani furono realizzati con lane locali di scarso pregio e rivelano un'annodatura decisamente grossolana. Nei disegni riproducono con assoluta ripetitività i più famosi simboli buddisti, mentre risultano più suggestivi nei colori in quanto, a differenza degli esemplari cinesi, presentano tinte molto vivaci: l'arancione, colore dei monaci, il rosa, il giallo, il rosso e il verde. Per gli sfondi si preferivano il blu, il nero e il bianco.