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Tappeti Karabagh

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Nell'area del Karabagh varie circostanze storiche hanno favorito lo sviluppo di un'arte dell'annodatura antica e prestigiosa.
Prima di essere annesso all'impero russo (1805), il territorio faceva parte dei domini safavidi persiani e proprio grazie all'iniziativa dello scià Abbas I, uno dei più potenti e munifici sovrani, nelia regione venne fondata nel XVII secolo una prestigiosa manifattura reale, a cui si attribuiscono alcuni fra i più importanti tappeti a draghi persiani del Sei-Settecento.

Caratteristiche Tecniche e materiali

Le vicissitudini storiche hanno posto le basi per una tradizione destinata a continuare anche nei secoli successivi sia attraverso la realizzazione di manufatti raffinati, prodotti soprattutto nelle città, sia con l'annodatura di esemplari più rustici, ma ugualmente bellissimi, frutto della maestria dei nomadi. È proprio guesta infatti la connotazione particolare dei Karabagh d'epoca, tanto diversi fra loro perché in parte opera di artigiani esperti, spesso d'origine armena, residenti nei centri urbani, in parte prodotti con rudimentali attrezzature da gruppi non stanziali, fra cui vanno annoverati i Curdi, che hanno messo in opera tappeti estranei a ogni influenza di corte. Gli esemplari di guest'ultimo gruppo per certi aspetti esecutivi possono essere accomunati ai Kazak, ai guali si accostano per una densità di nodi poco elevata (800-1000 per decimetro quadrato), una rasatura tendenzialmente alta e una consistenza floscia. La produzione cittadina, attiva soprattutto nei centri di Shusha, Channik, Stepanakert e Agdam, propone caratteristiche esecutive decisamente diverse. I tappeti sono innanzitutto più rigidi, con un'annodatura di maggior densità e con una rasatura bassa; le trame possono essere in lana o in cotone; i formati più caratteristici sono quelli allungati detti kalleghi.

tappeto karabagh Caratteristiche Iconografiche

Nei Karabagh ì diversi disegni e i differenti impianti hanno dato luogo a varie tipologie, fra cui i famosi Chelabard, dall'iconografia simile a quella riscontrabile in certi Kazak, guesti ultimi realizzati però con colori meno vivaci. Una consuetudine, forse anche originata da un'osservazione superficiale dei disegni, definisce i manufatti di questo gruppo con la particolare denominazione di tappeti ad aquila, intravedendo il profilo di un'imponente aquila bicipite nel grande disegno che caratterizza i medaglioni. Più probabilmente invece esso rappresenta un decoro a raggi, antico simbolo solare di primitivi culti uranici. L'inesatta identificazione con l'aquila ha tuttavia costituito la fortuna di questo motivo decorativo, riprodotto con frequenza negli esemplari ottocenteschi, poiché il potente rapace era il simbolo araldico degli zar. Solitamente il motivo viene ripetuto due volte sul campo, benché non sia impossibile trovare qualche tappeto con tre o quattro medaglioni "ad aquila". Qualche prezioso e raro capolavoro ottocentesco può avere anche un unico grande disegno centrale; in questo caso il complesso decorativo viene arricchito sulle due testate da due motivi a parentesi rovesciata, derivati dai reticolati a grate con cui si ornavano gli antichi tappeti a draghi. Le fasce principali delle bordure presentano un'ampia gamma di disegni, sebbene frequente sia la successione di stelle a 8 punte collegate fra loro da piccoli steli curvilinei.
Fra i Karabagh tessuti nei villaggi si annoverano i Chondzoresk, anch'essi con un impianto a uno, due o tre medaglioni. Detti anche "a nuvole", rappresentano nel loro interno delle volute, nate come retaggio del motivo a colare di nubi, oppure originate dalla stilizzazione di uccelli o del disegno a drago. Al centro hanno spesso un cartiglio quadrato con una svastica, decoro molto ricorrente nel Caucaso. La fascia principale del bordo è sempre chiara, solitamente con foglie dentate collegate fra loro da doppi steli ricurvi.
Esistono anche rari tappeti, di controversa attribuzione, detti Kasim Usciak. Secondo Schùrmann sono stati annodati dai Curdi caucasici, mentre altri studiosi russi preferiscono considerarli lavori degli Armeni, basandosi sull'elevata concentrazione di nodi e sul fatto che talvolta riproducono scritte in armeno.
Nell'iconografia si caratterizzano per avere al centro uno o più medaglioni bianchi con decori a quattro petali, inseriti in una struttura cruciforme spesso rossa, mentre lo sfondo complessivo è generalmente blu. Sulle testate vi sono motivi a "Y", di cotare chiaro, decorati da palmette stilizzate, molto simili alle foglie dentate degli antichi impianti a drago. Fra i diversi motivi minori che decorano il campo compare talvolta anche il gul di Memling.
Le bordure invece sono del tutto simili ai Chelabard e agli Chondzoresk.
La produzione cittadina, attiva soprattutto nei centri di Shusha, Channik, Stepanakert e Agdam, propone disegni decisamente diversi, con decori che si accostano a tanti motivi dell'iconografia safavide. Distribuiti con un andamento infinito sul campo, riprendono molti disegni floreali persiani, fra cui il boteh, l'herati o il mina khani La monotonia decorativa dell'insieme è bilanciata da una policromia vastissima e vivace.
Alla città di Goradis si assegnano alcuni particolari manufatti floreali, con un motivo a boteh originalmente completato da foglie ricurve, che ricordano molto le chele di uno scorpione.
Alla città di Channik si attribuiscono due tipologie di tappeti, molto differenti fra loro.
tappeti caucaso karabagh La prima comprende esemplari decorati da rombi scalari scuri su file parallele con andamento infinito, che spiccano sul fondo rosso vivace o rosa ciclamino.
Nelle bordure, discostandosi dal prevalere tutto caucasico di motivi geometrici, sviluppano talvolta un caratteristico disegno a viticcio.
La seconda ha risentito invece dell'influenza degli impianti anatolici a preghiera, poiché riproduce il profilo di un rnehrab a punta di freccia, il cui interno è decorato da stilizzati motivi floreali o da boteh, che talvolta nella policromia realizzano un andamento a fasce diagonali.
Quando nel 1805 la Russia riuscì ad annettersi il Karabagh, promosse nella città di Shusha e nelle zone limitrofe la manifattura di tappeti floreali simili agli Aubusson francesi, decorati da mazzi di rose e vari motivi floreali.
Generalmente l'influenza del gusto occidentale ha danneggiato l'armonia estetica dei tappeti orientali, ma questa osservazione, valida per esempio per gli esemplari dell'Anatolia o della Cina, non è altrettanto sostenibile nella produzione caucasica dei Karabagh. Qui infatti le maestranze locali hanno saputo fondere l'esuberanza decorativa di gusto francese con alcuni aspetti tipici dello spirito caucasico, realizzando curiosi e gradevoli esemplari dal campo floreale, ma con bordure geometriche.

Colori

Nei Chelabard d'epoca uno degli aspetti di maggiore suggestione è dato dal tripudio di vivacissimi colori con ricorrenti disegni blu, verdi, azzurri e neri. Non si può dire altrettanto invece per I manufatti moderni, dove l'utilizzazione dei colori chimici ha causato effetti a dir poco nefasti, sostituendo il particolarissimo rosso vivo del campo con un violento arancione e scurendo la policromia d'insieme. Ma al di là delle varie supposizioni, i Chelabard possiedono una vigoria cromatica e un dinamismo davvero eccezionali, con i loro medaglioni a raggi di colore bianco che si stagliano su di uno sfondo rosso vivo.
Chondzoresk hanno cromatismi talvolta sgargianti, talvolta tenui e preferiscono utilizzare il rosso per lo sfondo e il blu o il verde per i medaglioni. Tanti colori contraddistinguono i numerosi e vari disegni che costellano lo sfondo, che costituiscono un variegato carosello di forme: diamanti, animali o fiori geometrizzati, piccole svastiche e boteh.
I Kasim Usciak infine hanno colori simili ai Chelabard e ai Chondzoresk.