Tipi di Tappeti —> Tappeti Kilim

Tappeti kilim

tappeti kilim

Solo da qualche decennio sui mercati dell'Occidente, i kilim, tappeti tessuti ma non annodati, hanno conosciuto una notevole diffusione. Le cause di questo ritardo non devono stupire poiché in passato questi manufatti venivano realizzati da gruppi nomadi o dagli abitanti dei villaggi della Persia, del Caucaso e dell'Anatolia esclusivamente per soddisfare le esigenze d'uso delle comunità o delle tribù e, proprio per questo, non erano mai stati concepiti per la vendita, né tanto meno per l'esportazione.
Ai giorni nostri l'interesse verso i kilim è molto cambiato: le genti produttrici di questi manufatti hanno mutato il loro stile di vita, abbandonando a poco a poco il loro tradizionale isolamento, e hanno cominciato a realizzarli anche per il commercio. In Europa e in America, inoltre, si è fatta strada un'attenzione sempre più marcata verso questo tipo di manufatti, meno raffinati e sontuosi rispetto a tanti altri esemplari annodati, ma depositari di interessanti aspetti antropologici, che contribuiscono ad accrescerne l'indiscutibile fascino estetico.
Così nelle case occidentali i più "pratici" kilim hanno trovato il loro spazio, risultando quanto mai adatti soprattutto per arredare locali rustici, bagni, cucine o stanze dei bambini.

I KILIM NELLA CULTURA ORIENTALE

Anche le culture orientali conferiscono ai manufatti tessuti un ruolo meno prestigioso rispetto a quello dei tappeti annodati, confermato dal fatto che nelle ricche dimore cittadine essi vengono utilizzati solitamente come sottotappeti, oppure come isolanti per i pavimenti lasciati appositamente a rustico.
Tuttavia questa posizione marginale non deve indurre a considerare i kilim come dei prodotti artigianali poco significativi, poiché la loro tessitura vanta origini antichissime e soprattutto per secoli e secoli è stata una tra le manifestazioni artistiche più genuine e complesse di tanti gruppi nomadi dell'Asia, che con tale tecnica hanno realizzato i principali oggetti necessari alla loro semplice esistenza quotidiana (stuoie, sacche, strutture per le tende, cuscini, finimenti per il bestiame e altro ancora).

L'ORIGINE E LA STORIA

Di semplice esecuzione, fatti esclusivamente in lana, materiale facilmente reperibile fra popolazioni dedite alla pastorizia, in genere robusti e resistenti all'usura, i kilim iniziarono forse a essere realizzati già nel Neolitico, quando l'uomo inventò le prime tecniche di tessitura.
Ricostruire un passato tanto remoto è sicuramente un'opera ardua, che ha indotto storici e antropologi ad avanzare affascinanti ipotesi, spesso credibili, ma non sempre certe. In questa ricerca delle origini merita una menzione la tesi dell'archeologo James Mellaart, che agli inizi degli anni '60 ha riportato alla luce una città neolitica a Catal Huyuk, nell'Anatolia centrale. In una fascia abitativa risalente al VI millennio a.C. furono rinvenuti vasti ambienti, probabilmente adibiti a funzioni rituali, dalle pareti affrescate con decori che, negli impianti, nei disegni geometrici e nei colori, possiedono una straordinaria somiglianza con gli antichi kilim.
Secondo Mellaart inoltre sui dipinti sono facilmente riconoscibili anche raffigurazioni di bordi cuciti, per cui lo studioso arrivò alla conclusione che fossero la riproduzione ad affresco dei manufatti tessuti realizzati da quell'antica civiltà.
Nonostante sia il risultato di un'osservazione attenta e ampiamente motivata, questa tesi assume il semplice valore di un'ipotesi, mentre altre tangibili testimonianze confermano inconfutabilmente che in certe zone dell'Asia la tradizione di tessere tappeti risale veramente ad epoche vetuste.
Infatti sui Monti Altaj furono rinvenuti frammenti di kilim databili fra il V e il III secolo a.C; altri reperti simili risalenti al IV-III secolo a.C. affiorarono da uno scavo condotto in Iraq presso At Tar.
Oltre a queste avare e sporadiche testimonianze si possiede però ben poco per ricostruire la storia e l'evoluzione degli antichi kilim. Ciò è imputabile al fatto che essi venivano realizzati esclusivamente per soddisfare le esigenze di chi li produceva, erano perciò utilizzati all'interno delle singole comunità e quindi, a differenza dei tappeti annodati, non dovevano soddisfare un committente esterno. Solo qualche prestigioso kilim tessuto fra i secoli XVI e XVIII per i dignitari ottomani è oggi conservato in alcuni musei turchi.
Anche in Iran si custodiscono rari capolavori di questo genere, tessuti talvolta con fili d'oro o d'argento e risalenti al periodo safavide. Possediamo invece molti pregevoli manufatti dell'Ottocento, mentre la produzione contemporanea, ormai volta a soddisfare le richieste del commercio, ha risentito della decadenza dei gruppi tribali costretti alla sedentarizzazione.
I kilim perciò hanno perso qualsiasi legame culturale con la realtà umana che li aveva ideati, svilendosi sia nel significato simbolico dei disegni, sia nell'esecuzione tecnica, affrettata e poco curata, nonché nell'uso di colori all'anilina, che ha irrimediabilmente danneggiato il vivace e armonico cromatismo dei pezzi d'epoca.
Il recente imbarbarimento iconografico ha inciso in modo evidente soprattutto sulla produzione in serie della penisola anatolica, portando a un'esasperata barocchizzazione dei disegni, un tempo rigorosamente stilizzati e geometrici, e all'inserimento di motivi del tutto estranei al patrimonio estetico degli autoctoni gruppi tribali del passato.

tappeto kilim LA CLASSIFICAZIONE

Forma d'arte spontanea, i cui segreti iconografici e tecnici venivano tramandati oralmente dalle donne delle comunità, alle quali era affidata la loro creazione, i kilim d'epoca non sempre sono facilmente classificabili.
Fino a qualche decennio fa si era soliti identificarli considerando la zona o la tribù di produzione, ma ben presto tale sistema si è rivelato improprio e fallace. Spesso infatti disegni identici compaiono in manufatti realizzati in zone geografiche lontane fra loro, a causa dei frequenti spostamenti dei nomadi; inoltre anche i matrimoni tra appartenenti a tribù differenti hanno contribuito a rendere quanto mai complessa la classificazione dei kilim, poiché in genere attraverso l'unione coniugale le tessitrici abbandonavano i disegni e i simboli del loro clan d'origine per abbracciare quelli del nuovo nucleo di appartenenza.

I MOTIVI DECORATIVI

Per quanto riguarda l'aspetto decorativo, i kilim privilegiano esclusivamente astratti disegni geometrici o motivi naturalistici stilizzati, che possiedono sempre un'evidente connotazione simbolica in gran parte rimasta immutata fino ai nostri giorni, anche se talvolta si è persa la consapevolezza rappresentativa dei singoli motivi. Gran parte di questi decori emblematici si richiama ai simboli riprodotti anche sui tappeti annodati.
Molto frequenti, ad esempio, sono le rappresentazioni di uccelli o di animali riprodotti attraverso i loro protomi (vedi pag. 16). Sui kilim anatolici è ricorrente la riproduzione dell'ascia bipenne, volta a esprimere la dualità del potere e della forza. Il disegno a labirinto è invece proprio solo a questo tipo di manufatti e, con-iHsuo andamento a spirale, sembra voglia comunicare l'eterna continuità fra vita e morte, esaltando un ciclico e imperituro processo di fine e di rinascita sia nell'esistenza dell'umanità, sia nei cicli della natura.
Sesegni, sia nell'esecuzione tecnica, affrettata e poco curata, nonché nell'uso di colori all'anilina, che ha irrimediabilmente danneggiato il vivace e armonico cromatismo dei pezzi d'epoca.
Il recente imbarbarimento iconografico ha inciso in modo evidente soprattutto sulla produzione in serie della penisola anatolica, portando a un'esasperata barocchizzazione dei disegni, un tempo rigorosamente stilizzati e geometrici, e all'inserimento di motivi del tutto estranei al patrimonio estetico degli autoctoni gruppi tribali del passato.

LA CLASSIFICAZIONE

Forma d'arte spontanea, i cui segreti iconografici e tecnici venivano tramandati oralmente dalle donne delle comunità, alle quali era affidata la loro creazione, i kilim d'epoca non sempre sono facilmente classificabili.
Fino a qualche decennio fa si era soliti identificarli considerando la zona o la tribù di produzione, ma ben presto tale sistema si è rivelato improprio e fallace. Spesso infatti disegni identici compaiono in manufatti realizzati in zone geografiche lontane fra loro, a causa dei frequenti spostamenti dei nomadi; inoltre anche i matrimoni tra appartenenti a tribù differenti hanno contribuito a rendere quanto mai complessa la classificazione dei kilim, poiché in genere attraverso l'unione coniugale le tessitrici abbandonavano i disegni e i simboli del loro clan d'origine per abbracciare quelli del nuovo nucleo di appartenenza.

I MOTIVI DECORATIVI

Per quanto riguarda l'aspetto decorativo, i kilim privilegiano esclusivamente astratti disegni geometrici o motivi naturalistici stilizzati, che possiedono sempre un'evidente connotazione simbolica in gran parte rimasta immutata fino ai nostri giorni, anche se talvolta si è persa la consapevolezza rappresentativa dei singoli motivi. Gran parte di questi decori emblematici si richiama ai simboli riprodotti anche sui tappeti annodati.
Molto frequenti, ad esempio, sono le rappresentazioni di uccelli o di animali riprodotti attraverso i loro protomi (vedi pag. 16). Sui kilim anatolici è ricorrente la riproduzione dell'ascia bipenne, volta a esprimere la dualità del potere e della forza. Il disegno a labirinto è invece proprio solo a questo tipo di manufatti e, con-iHsuo andamento a spirale, sembra voglia comunicare l'eterna continuità fra vita e morte, esaltando un ciclico e imperituro processo di fine e di rinascita sia nell'esistenza dell'umanità, sia nei cicli della natura.