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Tappeti Salor

Fra le varie tribù turkmene i Salor vantano una prosapia nobile e antichissima, che li annovera fra i discendenti dei potenti Oguz, il gruppo nomade che nell'XI secolo conquistò parte dell'Anatolia. Ricostruirne la storia è impresa decisamente difficoltosa, sia per la mancanza di fonti attendibili, sia per il loro continuo nomadismo che li indusse a fondersi con altri gruppi turkmeni. Dopo alterne vicissitudini, si sa con esattezza che nella seconda metà del Settecento l'area di controllo dei Salor comprendeva le zone attorno alie oasi di Pendeh e di Yoletan. Da quel momento però la loro supremazia durò ancora per pochi decenni, poiché nel 1831 dovettero misurarsi con violente campagne di sopraffazione promosse dai Persiani e nel 1856 con la bellicosità dei Saryk e dei Tekè. Il declino della tribù, i cui pochi superstiti migrarono nell'Afghanistan settentrionale o si unirono ai potenti Tekè, si ripercosse anche sulla produzione dei tappeti, che durante l'epoca d'oro erano fra i migliori del Turkestan.

Caratteristiche Tecniche e materiali

Accurata e precisa l'esecuzione tecnica dei manufatti, realizzati con lana lucente e un'annodatura che può raggiungere anche una densità di 5000 nodi per decimetro quadrato. Negli esemplari più recenti, databili intorno ai primi decenni dell'Ottocento, si utilizza anche la seta per mettere in evidenza alcuni particolari decorativi. Fu però nell'esecuzione delle loro sacche che le donne Salor seppero esprimere con maggior esuberanza la loro creatività decorativa, sempre valorizzata da un'esecuzione precisa e scrupolosa. I Salor, come anche altre popolazioni del Turkestan Occidentale, usano larghe fasce di testata in genere realizzate con la tecnica kilim baft, talvolta sono completamente prive di disegni, talvolta invece rappresentano numerosi simboli totemici o araldici per indicare l'appartenenza alle tribù. Queste fasce vengono anche denominate elam.

Caratteristiche Iconografiche

L'elemento decorativo dei manufatti Salor è il gul, che in molti esemplari possiede un'assoluta priorità espressiva, volta a un arcaico e affascinante sintetismo estetico. Il gul archetipo della tribù propone un felice connubio fra ispirazione naturalistica e schematismo geometrico; detto anche gulli-gul, in un profilo a corolla contiene motivi a forma di trifoglio, che si stagliano su di un interno quadripartito da colori vivaci e differenti. Tali elementi, molto spaziati sul campo, vengono talvolta intercalati con disegni minori, spesso esagonali, con al centro una sorta di croce. Contenute le bordure dei vari tipi di manufatti, con disegni a "S" coricate, a rettangoli raccordati da corna di montone, o a rombi intercalati da "X". Alla seconda metà del XIX secolo, quando ormai il gruppo era entrato in una condizione di irreversibile decadenza, si attribuiscono i cosiddetti Salor Pendeh, molto lontani dall'austera semplicità dei capolavori più antichi, a causa della sovrabbondanza decorativa, accentuata da colori troppo vivaci.

Colori

Esperti tintori, i Salor ricavavano i colori solo da sostanze naturali, in particolar modo dalla cocciniglia e dalia rabbia, da cui ottenevano vari tipi di rosso prescelti di solito per gli sfondi. Di vivace policromia tutti i disegni, eseguiti in azzurro, marrone, nero, avorio, blu e viola melanzana.