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Il Turkestan Occidentale

Tappeti Turkestan Occidentale

Il Turkestan Occidentale è un'ampia zona geografica posta nel cuore dell'Asia centrale, compresa fra il Mar Caspio, i deserti del Karakum e del Kizylkum e le catene dei Monti Altaj.
Ai giorni nostri comprende le regioni del Turkmenistan, del Karakalpaki, dell'Uzbekistan, di parte dell'Iran nordorientale e dell'Afghanistan settentrionale, ma fino a un secolo fa il territorio sfuggiva a qualsiasi riferimento politico. Era infatti la terra di moltissime tribù nomadi indipendenti, che l'attraversavano alla ricerca dell'acqua, tanto rara in questa parte del mondo da rendere difficile qualsiasi forma d'insediamento.
Nella storia dei tappeti d'Oriente il territorio del Turkestan Occidentale riveste un'importanza eccezionale: furono infatti le genti locali, tantissimi secoli or sono, a iniziare ad annodare i primi manufatti destinati a costituire i principali utensili nella vita semplice e spartana dei nomadi. La produzione dei tappeti, molto diffusa fino al XIX secolo ha costituito il principale aspetto unificante nelle usanze delle numerose tribù locali, che un'antica tradizione indica come discendenti dalla bellicosa popolazione altaica degli Oguz. Da loro ebbero origine le potenti dinastie delle Pecore Nere (1389-1468) e delle Pecore Bianche (1378-1502), che per brevi periodi riuscirono a controllare anche alcune zone del Caucaso e della Persia; anche i famosi Selgiuchidi, che si instaurarono in Anatolia dopo il Mille, discendevano dagli Oguz.
Da questi nuclei originari nel corso dei secoli si formarono una miriade di tribù, che furono classificate nell'Ottocento da alcuni studiosi russi, anche se in una realtà antropologica tanto complessa ogni opera di identificazione è sempre risultata piuttosto imprecisa. I gruppi principali che si distinsero furono: i Salor, i Saryk, i Tekè, gli Yomut, i Chodor, gli Ersari, ì Beshir, i Kizyl Ayak e i Chab Bash. Erano tutti grandi produttori di tappeti, di cui possediamo qualche rarissimo esemplare che risale alla fine del XVIII secolo, sebbene la maggior parte dei capolavori locali appartenga al secolo successivo.
Ai nostri giorni invece si sta perdendo la tradizione dell'annodatura, poiché il contatto con popolazioni straniere ha quasi completamente eliminato le caratteristiche migliori dell'artigianato locale, a causa dell'utilizzo di scadenti colori all'anilina e di motivi decorativi importati dalla Persia.
Poiché nelle antiche usanze del luogo gran parte degli oggetti necessari alla vita quotidiana veniva realizzata ricorrendo alla tecnica dell'annodatura, il panorama artistico del Turkestan Occidentale offre una gamma vastissima di manufatti, che testimoniano anche alcuni interessanti aspetti dell'esistenza itinerante dei nomadi locali.
Tappeti Turkestan Occidentale Con i tappeti, ad esempio, si costituiva ogni parte delle yurta, vere e proprie case-tenda dalla struttura a cupola. Si annodavano perciò esemplari di vario formato utilizzati con molteplici funzioni: il duyp ghali, collocato vicino al fuoco, serviva per ricevere gli ospiti; il dip ghali(o germech) era invece una specie di tappeto d'ingresso posto all'entrata della tenda; ì'ensi fungeva da porta; il kapunuk, dalla strana forma a ferro di cavallo, era usato per coprire gli infissi e gli ingressi in occasione delle feste; gli yup o yolami, lunghe strisce che rivestivano pali e strutture interne della yurta e moltissimi cuscini di ogni formato, detti kapchuk.
Oltre a ciò si produceva una gamma vastissima di oggetti d'uso comune: culle per neonati (salatchak); vari tipi di sacche piuttosto ampie (chuval) e borse più piccole (torbe), talvolta abbellite da eleganti nappine policrome, soprattutto se costituivano il corredo di una sposa; contenitori per riporre le stoviglie (chemche torbe) o per conservare sale e fa rina (dis torbe); lunghi decori per bardare gli animali durante le feste (asmalyk).
Erano le donne delle tribù le principali depositarie dell'arte dell'annodatura, che praticavano con l'ausilio di semplici telai orizzontali. Nei decori riproducevano antichi simboli di derivazione araldica fra cui gli onighun, che indicavano l'appartenenza a una determinata tribù, oppure motivi d'origine religiosa o anche legati all'attività pastorale praticata da questi popoli, come nel caso dei tamgha, corrispondenti ai marchi con cui si segnava il bestiame.
Decori dei tappeti turkmeni sono comunemente detti gru/(fiori) e vengono distribuiti su ordinate file, spesso alternati a motivi geometrici minori dalla forma variabile.
I gru/possono avere un contorno polilobato, uncinato, seghettato e contenere disegni dalle differenti forme geometriche.
Spesso hanno uno spazio interno quadripartito e possono essere fra loro collegati da linee o griglie. Secondo alcuni studiosi tali motivi deriverebbero dalla rappresentazione dei totem propri di ogni tribù; partendo da ciò essi sostengono che quando un gruppo veniva assoggettato da un altro e perdeva quindi importanza, da quel momento il gul che lo rappresentava veniva utilizzato esclusivamente per decorare oggetti di secondaria importanza e non le parti principali della yurta. Altri invece sono propensi a sostenere che non siano altro che una semplificazione artistica di motivi a medaglione.
Lungo il perimetro dei manufatti turkmeni corrono bordure generalmente costituite da tre fasce, con decori geometrici e a "S" rovesciata in quella maggiore. Alcuni esemplari hanno bordure molto ampie (dette elam) solo sui lati minori, mentre le sacche ne presentano un'unica fascia lungo il lato maggiore.
II rigore decorativo di questi capolavori è efficacemente accentuato da una policromia piuttosto ristretta e tendenzialmente scura, anche se molto rosso estratto dalla rabbia è stato utilizzato per realizzare gli sfondi. Per i disegni si preferiva il bianco, il marrone, l'arancio, il giallo e il nero.