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Il Turkestan Orientale

Tappeti Turkestan Orientale

Dal 1757 il territorio del Turkestan Orientale è passato sotto il controllo della Cina e oggi corrisponde alla regione di Xinjiang Uygur. Nei secoli scorsi la zona costituiva un importante punto d'incontro fra differenti civiltà e per questo conobbe vicende storiche piuttosto complesse. Era infatti attraversata dalla Via della Seta, rotta nodale per i commerci e per gli scambi non solo di mercanzie di valore, ma anche culturali e religiosi, tra Occidente e Oriente. Se l'influenza cinese iniziò a farsi sentire già prima dell'età cristiana, favorendo anche la diffusione del Buddismo, a partire dal IX secolo il territorio subì anche l'alterna ingerenza di Arabi e di Turchi, interessati al controllo dei commerci e delle oasi dove si fermavano le carovane dei mercanti.
Nel 1211 il Turkestan Orientale venne conquistato dai Mongoli di Gengis Khan e sotto di loro conobbe un'epoca di splendore, che durò fino al XVI secolo. I dominatori contribuirono a dare impulso all'arte dell'annodatura, per altro già diffusa nel Paese, come dimostrano alcuni frammenti di manufatti risalenti ai primi secoli dopo il Mille. Furono fondati dalla corte dei laboratori nelle oasi di Kashgar, Yarkand e Khotan, quando la regione venne annessa alla Cina, la tradizione continuò; risalgono infatti al Settecento i più antichi e splendidi tappeti locali in nostro possesso, già al tempo indicati con il termine generico, tuttora in uso, di Samarcanda, dal nome della città in cui venivano smerciati.

I SIMBOLI

Per quanto riguarda l'iconografia fu proprio la conquista cinese a lasciare gli apporti più significativi, diffondendo numerosi simboli alcuni dei quali di derivazione buddista. Molto ricorrente quello del melograno, spesso organizzato secondo lo schema detto "a vasi" distribuiti l'uno sull'altro per l'intero campo.
Molto diffusi anche impianti a tre medaglioni dai chiari riferimenti religiosi, poiché rappresentano il Budda seduto fra due discepoli. Non mancano esemplari che testimoniano influenze floreali derivate dall'India Moghul o dalla Persia, come dimostra la ricorrente rappresentazione del motivo herati.
Anche la dominazione anatolica lasciò nella locale produzione un interessante retaggio, testimoniato dalla realizzazione di numerosi esemplari a preghiera multipla (saf).
In genere gli antichi tappeti venivano annodati per ricoprire il kang delle dimore nobiliari; erano perciò ampi e piuttosto lunghi. Nati per soddisfare una richiesta d'elite, potevano essere anche molto sfarzosi; ecco perché a volte un filo di rame placcato d'oro o d'argento veniva ritorto insieme a pura seta, per costituire un vello ricchissimo e luminoso. Per l'armatura era molto utilizzato il cotone, unito alla lana per le altre parti. I colori erano solitamente vivaci, con tanto blu, rosso e giallo.
Fra i nomadi erano invece più diffusi impianti e motivi semplici e geometrici, simili ai gul del Turkestan Occidentale.